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Verona è fatale per l’Udinese

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Il momento della commemorazione di Bruno Pizzul

di Umberto Sarcinelli –  Fatale Verona. L’Udinese si addormenta proprio quando occorrerebbe  essere svegli e reattivi per cogliere i tre punti che alimentano la speranza di continuare il sogno di agganciare una classifica che porti in Europa. Il primo segnale negativo è l’assenza di Thauvin (riposo precauzionale dopo un leggero infortunio), il giocatore che in questo periodo è il valore aggiunto della squadra, un valore di classe e idee indispensabile quando si deve affrontare una squadra organizzata e molto attenta in difesa, dotata della giusta aggressività e velocità. Runjaic propone due linee di quattro giocatori, affiancando a Lucca Sanchez e preferendo Payero a Ekkelenkam a centrocampo, dove Lovric festeggia la centesima maglia bianconera. Un lunghissimo applauso e la commozione dei tifosi segnano il minuto di silenzio per commemorare Bruno Pizzul.

La prima impressi0ne è che l’Udinese sia consapevole della propria forza e non abbia fretta di chiudere la partita. Fa possesso palla orizzontale, sembra che cerchi la stoccata elegante e efficace. Kristensen gioca al rallentatore e perde preziosi palloni, Solet si sopravvaluta e tiene troppo palla, Sanchez riceve sempre spalle alla porta e viene implacabilmente fermato, Lucca non trova collaborazione. Dalle fasce non arrivano i cross e suonare centralmente non è facile per la densità e l’intensità dell’Hellas. Solo Atta cerca di saltare l’uomo per creare superiorità numerica. Il risultato è che nel primo tempo praticamente  Montipò tocca palla, se non per i rinvii.

Nella ripresa Runjaic sostituisce Kristensen e Sanchez (“volevo più velocità e gioco senza palla) con Ehinzinbue e Bravo, ma le difficoltà rimangono perché il Verona chiude bene, ha le linee molto strette, non commette errori e cerca veloci ripartenze. L’Udinese manca clamorosamente negli ultimi metri, non riesce a tirare in porta (ci prova praticamente solo Atta, debole) o calcia inesorabilmente fuori dai pali.

Il 27′ segna la svolta della partita. Zemura perde un pallone a centrocampo su Suslov, poi commette fallo a pochi metri dall’area di rigore.  Non c’è Kastanos (entrerà più tardi), deputato a calciare le punizioni e allora Duda si i impossessa del pallone: vuole tirare lui. Okoye piazza la barriera, Atta si sdraia dietro a questa. Il tiro di Duda è da incorniciare, una traiettoria tesa, veloce, che coglie l’incrocio dei pali. Il portiere bianconero, nonostante i suoi due metri d’altezza non può arrivarci.

Il vantaggio galvanizza la squadra di Zanetti che ci mette, se possibile, ancora più aggressività e concentrazione. Entrano Ekkelekamp, Pafundi e Davis, ma il fortino veronese resiste fino alla fine. Anzi, l’ultima azione d’attacco è degli ospiti.

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